La mia vita con la bulimia

Appunti, pensieri, paure ed emozioni dalla mia vita, che nonostante l'angoscia della bulimia è piena di sentimenti, speranza e sogni.

Nome: selena
Località: Italy

mercoledì, gennaio 03, 2007

CHIACCHIERE OZIOSE DOPO UN DIFFICILE MA SPLENDIDO NATALE

Mentre i giorni passano e il 2007 è arrivato, come ogni anno mi ritrovo a fare i conti con il passato, a escogitare improbabili strategie per migliorare il futuro, a esprimere desideri che resteranno inesauditi, come se non sapessi fin troppo bene che la mia è una battaglia da combattere giorno dopo giorno, ora dopo ora.Adoro le feste di Natale, e addobbo la mia casa con una cura esagerata e quasi maniacale; nemmeno un centimetro quadrato sfugge al turbinio di rosso e oro che spargo ovunque. Dai piatti ai canovacci, dalle tovaglie ai soprammobili, dalle presine agli asciugamani, tutto rigorosamente in tema natalizio, mia luccicante debolezza nei confronti di un consumismo natalizio un po' kitsch.Ma amo poi del Natale anche il senso profondo, il suo significato religioso e le riflessioni che porta con sè. E le feste con la famiglia, con gli amici, le occasioni per ritrovarsi e brindare assieme.Eppure. Eppure sono così difficili le feste per me. Come per tutti coloro che soffrono di disturbi del comportamento alimentare vivo questo periodo come una continua tentazione, un ripetuto attentato ai miei patetici tentativi di resistere alla compulsione. La tv, i giornali, le persone, nei negozi... ovunque in questo periodo si offre cibo e si parla di cibo, di cenoni, di specialità esotiche e tradizionali. Siamo assediati dalla pubblicità e dalle proposte ipercaloriche dei ristoranti, da scatole di cioccolatini e dolci natalizi. Quasi fosse un obbligo quello di abbuffarsi senza ritegno, pena il venir considerati quelli che rovinano la festa, che non sanno divertirsi; e se provi a rifiutare ti ritrovi sommersa da insistenze e rimbrotti.Non posso dire che sia andata tanto male, anche se il mio corpo ormai esausto ha ovviamente sofferto di qualche forchettata di troppo, pagata con nausee e dolori di stomaco.Ora riparto nella mia strada verso l'astinenza dalle compulsioni, con ottimismo, grazie alla mia meravigliosa famiglia, a tutti gli amici e le amiche, alle persone che mi vogliono bene e mi colmano d'affetto.Sto scrivendo con in mano una pastina alla crema pasticcera, ma la mangio assaporandola, senza sensi di colpa, senza ossessioni, senza pensieri se non quello della vellutata dolcezza della crema nella mia bocca... buffo pensare come certe volte una pastina possa invece essere causa di sofferenza e angoscia, di tentativi di vomito, di rimorsi e sensi di colpa... e allora tra i miei pensieri sparsi di oggi mi si affaccia, timida, la gratitudine per questi momenti di serenità.

martedì, dicembre 05, 2006

TRA LA RABBIA E L'ALLEGRIA

Scrivo di corsa questo post, senza nemmeno rileggerlo, ma ho troppa urgenza di dire.
Sono arrabbiatissima con giornali e televisione.La recente morte di due modelle per anoressia ha fatto tornare di moda il problema dei disturbi alimentari.Subito le trasmissioni televisive hanno fatto a gara a scomodare sedicenti esperti e tuttologi improvvisati e a intervistare bellissime attrici e donne di spettacolo tutte pronte a giurare che loro mangiano tantissimo, che viva la pastasciutta, che la vera bellezza è quella che si ha dentro e altre sciocchezze del genere. Si è parlato di un codice contro l'anoressia, di non fare sfilare modelle troppo magre, e altre superficialità simili.Mi sembra che sia un nascondere la testa sotto la sabbia.Ci si dimentica che queste sono belle trovate pubblicitarie che servono a poco o nulla: il disturbo alimentare è espressione di un disagio profondo, di una angoscia incolmabile, che non può essere limitata alla questione dei chili di troppo.Mentre si sprecano le dissertazioni su quale sia la taglia giusta per una modella, poco o nulla si è detto sulla necessità di potenziare le strutture sanitarie presenti sul territorio, di specializzare il personale della sanità pubblica o di creare servizi di sostegno alle famiglie, cose a mio avviso basilari dato che non tutte le donne hanno la possibilità di permettersi cure private. I centri di salute mentale sono spesso oberati da maree di pazienti, spesso le cliniche hanno lunghe liste d'attesa, mancano gruppi di auto aiuto...Non so, naturalmente questa è solo la mia opinione, ovviamente non sono una esperta e poi sono anche di parte, ma mi pare che così non si vada da nessuna parte, che si cerchi di puntare su facili soluzioni d'effetto invece di affrontare il problema mettendo in discussione anche il sistema sanitario, non solo l'estro degli stilisti..Questa cosa mi fa arrabbiare... vedere la sofferenza mia e delle altre ridotta a una semplice lotta contro un paio di chili...mi fa sentire ancora più incompresa...E poi adesso ognuno/a si sente in dovere di dirmi la propria opinione, di accertarsi che io mangi...la mia famiglia è ancora più preoccupata... tutto questo mi crea tensione...Ma non basta certo a far crollare il formidabile, inaspettato buon umore di questo periodo.

lunedì, novembre 20, 2006

HO PAURA

E' da tanto tempo che non scrivo, ma le cose stanno sfuggendo al mio controllo...Nella mia testa, nel mio corpo, nel mio cuore, ogni mia cellula grida: Ho paura, ho paura, ho paura.Non riesco a pensare ad altro, non so che fare.Ho una paura terribile di quello che - temo presto - potrebbe accadermi. E' una paura invadente, devastante, che non mi permette di reagire nè di pensare ad altro, o di esaminare la situazione razionalmente... riempie tutti i miei spazi, soffocando tutte le altre emozioni, gli altri sentimenti... Solo questo sento, adesso: Ho paura.

mercoledì, ottobre 04, 2006

UN PICCOLO NIENTE AL CENTRO DELL’UNIVERSO

Le cose stanno andando benino… riesco a uscire, a sorridere, scherzare…a comportarmi in modo normale, anche affrontando spuntini e aperitivi. Persino durante i pranzi in comune, seppure non sia mai facile e abbia bisogno di qualche aiuto (e, per mia fortuna, non manca qualcuno che sia più che pronto a darmelo e a rendermi le cose facili…), mi pare che ormai riesco a gestirmi abbastanza bene. Sono felice che ci siano tanti amici e conoscenti che hanno voglia di starmi vicini, pur conoscendo le mie difficoltà. Ieri sera mi sono sentita “normale”, ridevo, chiacchieravo, e non pensavo al cibo, a quanto mangiare, se digiunare…
Sto ritrovando il piacere di stare con le amiche liberando la mente, sorrido con il cuore, riscopro la gioia di nuove conoscenze, di visitare posti che non conoscevo, di prendere la macchina per guidare fino a qualche follia... Il gusto di fare regalini, di girare tra le bancarelle, di ascoltare e creare nuovi ed belli legami di amicizia, scoprendo che ci sono persone che – pur molto più sfortunate di me nelle loro esperienze – sanno capirmi e condividono con me molte cose. Lotto per vincere alcune stupide fobie (odiosi insetti!), sono abbastanza forte per sopportare i miei inevitabili – fortunatamente rari – cedimenti, per ricominciare a lavorare con la giusta grinta, per sopportare le inevitabili problematiche della quotidianità.
Ma il cibo è sempre lì, in agguato, pronto a sorprendermi al primo momento di distrazione… Momenti di distrazione che non posso permettermi, in quanto sebbene la situazione medica sia incoraggiante, il mio corpo non ha molte risorse, quindi basterebbe davvero poco per comprometterla. Questo anche perché non riesco a migliorare sensibilmente il mio peso.
Oltre che dalla psichiatra, continuo ad andare ai gruppi, ed è una cosa che mi fa bene al cuore. La meravigliosa sensazione di comprensione e accettazione che trovo lì mi sorprende sempre, mi ricarica, mi fa capire di non essere sola, che le difficoltà che vivo io le vivono anche molte altre donne, di tutte le età, che magari non hanno la fortuna di avere, come me, una famiglia meravigliosa, tanti amici sinceri, un lavoro discreto, una bellissima casetta. Poter esprimere ad alta voce il mio disagio, è molto importante per me… Credo che per le bulimiche e le anoressiche sia fondamentale il dirsi, aiuta a mettere ordine nei pensieri, a prendere coscienza continuamente di dove ci si trovi nel percorso verso l’astensione dal mangiare compulsivo…All’inizio, quando non riuscivo a farlo di fronte ad altre persone, il mio raccontare di me avveniva attraverso la scrittura. Non è proprio la stessa cosa, ma all’inizio è stato un momento di autoanalisi importante…
Per il resto, tutto ok, anche se non riesco a recuperare la mia autostima.
Da un piccolo episodio che mi è accaduto questa settimana, sembra quasi che io, per potermi apprezzare, dipenda dalla considerazione che gli altri dimostrano nei miei confronti. E così è tanto facile ferirmi…e rimango magari in balìa di chi si sveglia con la giornata storta, di chi ha un momento di sfogo e dice una cattiveria senza pensarla… Non riesco ad avere fiducia in me stessa, a comprendere che ciò che conta è la consapevolezza che ho di me, delle mie capacità, del mio valore… non è che se la collega si arrabbia con me perché si è svegliata male io valgo meno. Né valgo di più se il giorno dopo, forse accortasi dell’ingiustizia commessa, è più gentile del solito nei miei confronti.
Ho sempre trovato curioso questo paradosso: pur non avendo la minima considerazione per me stessa, conservo la inconsapevole convinzione di essere il centro del mondo per gli altri: se un amico non mi sorride, la prima cosa che penso è: “è arrabbiato con me”. Non vengo nemmeno sfiorata dal sospetto che possa avere problemi con la fidanzata, sul lavoro, o che abbia mal di testa…devo assimilare al più presto questa cosa, altrimenti rischio di soffrire inutilmente.
Una mia collega mi ha dato il giusto consiglio: “devi corazzarti”.
Mi sa che ha proprio ragione. Ma la corazza, dove la prendo?

mercoledì, settembre 27, 2006

IL DOLCE SOLLIEVO DELLA CONDIVISIONE

Ieri ho ripreso la frequentazione di un gruppo di auto aiuto sui disturbi del comportamento alimentare. E’ bellissimo per me potermi confrontare con persone che vivono le mie stesse sofferenze, le stesse angosce, l’identica difficoltà di accettare sé stesse. Era tanto che non andavo, ogni tanto ho paura del confronto. Ma quando infine prendo coraggio, il premio è enorme.,
Mi sento accolta, avverto l’amore, la comprensione che circolano all’interno del gruppo, la totale comprensione priva di ogni giudizio o critica. La liberatoria, magnifica sensazione di poter dire tutta me stessa, la mia disperazione, la mia miseria, la mia vergogna senza paura, sapendo che non troverò disprezzo, ma solo abbracci. Secondo me è fondamentale il dirsi, il confidarsi, l’ammettere con sé stesse e con gli altri i propri problemi, errori, speranze e delusioni. Per me è fondamentale anche lo strumento della scrittura: mi permette di prendere veramente coscienza della situazione, di mettere ordine tra i pensieri, di non sfuggire alla forza e al potere delle parole.
Comunque in questi giorni mi stanno capitando anche alcune cose carine: una amica perduta da tempo è ora ritrovata, dei momenti divertenti con un amico, alcuni problemi risolti, un felice ambiente familiare, una condizione fisica che nonostante tutto non cede, e viene considerata discretamente buona dalla mia dottoressa, nonostante io abbia perso un po’ di peso (per me “un po’” è già troppo…) e alle volte pianga per niente. Depressione da dca, la chiamano. Alterno momenti di euforia, in cui mi sento stra-felice, mi diverto con gli amici e le amiche, scherzo in famiglia, o al lavoro, sono super attiva tra associazioni e attività, ad altri in cui passo anche giornate a letto a guardare il soffitto piangendo, anche senza motivo.
Così, sempre con il timore di una ricaduta, di una sofferenza troppo insopportabile per non cedere alla temibile ma attraente tentazione, giro portandomi in borsetta una carta di richiesta ricovero in psichiatria… me l’ha data il mio medico dicendomi: “hai bisogno di una coperta di Linus”…
Nei momenti di sconforto la tiro fuori: beh, il mio medico non ha torto!

sabato, settembre 23, 2006

TRA UNA FESTA E L'INFELICITA'

Curioso. A incoraggiarmi e gioire per l’inaspettato e sorprendente esito dei miei esami del sangue sono soprattutto amici, colleghi, semplici conoscenti. Non i miei familiari.
Delusi da anni di inganni, bugie, finzioni, oscillano tra il non credermi e la paura di farlo, per non dover poi sopportare l’ennesima disillusione. Intanto, troppo concentrati sul mio peso corporeo, che sta diventando per loro una ossessione quasi quando lo era per me, sembrano non voler accettare nessuna idea di miglioramento slegata dal cambiamento del peso: unico dato che possono vedere, toccare… non astratti valori del sangue, non indecifrabili mutamenti dell'animo...

Forse è solo la stanchezza per questa situazione che mi fa parlare così, che mi rende severa verso chi tanto ha fatto e sofferto per me. Non è semplice riabituare un corpo a una alimentazione sana dopo anni di abbuffate e alcool. Ieri ero a un incontro di una splendida associazione culturale di cui faccio parte, e abbiamo fatto una piccola festa in onore di una socia. Mi sentivo sciocca a dovermi controllare così tanto… due pasticcini, di più sarebbe pericoloso e potrei cedere, pensavo, di meno sarebbe una sconfitta … niente vino, per carità, un po’ di succo di frutta perché rischio di non fermarmi più, e con l'alcool ormai è un capitolo chiuso. Infine, la mia piccola, ma importante vittoria.
Sarà forse stata la compagnia, il trovarmi in mezzo a persone che avevano voglia di parlare, discutere, crescere ma anche scherzare e festeggiare.
Oltre a questo, una piccola grande soddisfazione che molto ha giovato alla mia autostima: i complimenti per un lavoro presentato per un seminario culturale, avevo così tanta paura, invece adesso pare che avrò la possibilità di aiutare anche per altre cose, sono così contenta di questa opportunità di imparare un sacco di cose!
Ora come ora, è la solitudine la mia peggiore nemica, che consente ai pensieri tristi di farsi strada nella mia testa, e ad assalire il mio cuore non più protetto da montagne di cibo. E’ per questo che intorno a me c’è sempre questa infinita tristezza, e proprio ora che il mio corpo torna alla vita, la mente non ne ha più alcun desiderio…

giovedì, settembre 21, 2006

INATTESA, SCONCERTANTE VITTORIA

Incredibile ma vero…leggo gli esami del sangue completi e vedo una cosa che non vedevo da dieci anni…sono perfetti! Lì per lì credevo che si fossero sbagliati e non fossero i miei!
Ma allora, perché mi sento così inguaribilmente, irrimediabilmente, triste da morire?
Rifletto su tanti eventi della mia vita, e mi sento così diversa dalle mie coetanee… non è solo perché io sono stata privata di quella che sarebbe stata per me la gioia più grande: avere un bambino! Non mi perdonerò mai per essere stata vittima di una malattia che me lo ha impedito, e so che non riuscirò mai a guardare le mamme per la strada senza provare una stretta al cuore. Io intanto continuo a essere io stessa ancora bambina, non ancora distaccata dall’idea che quello che gli altri pensano delle mie azioni sia più importante di quello che penso io stessa, come se la mia opinione, i miei valori, le cose che ritengo giuste perdessero ogni valore di fronte a una sola parola detta da qualcun altro. Eppure fin da piccola i miei mi hanno insegnato a pensare, studiare, farmi delle idee, e all’età in cui le mie amichette guardavano i cartoni, già mi destreggiavo tra Tolstoj, Mann e Balzac.
Forse era questo il problema. Sognavo, sognavo e poco vivevo. Persa in un futuro radioso dimenticavo di vivere il presente. Ho poi visto che lo facciamo spesso noi DCA: vogliamo credere che ci aspetti un futuro meraviglioso, in cui i sogni si realizzeranno e saremo felici, ma è solo per giustificare la miseria del nostro presente.
Ora io non credo più a questa favola, mi ha ingannata per troppo tempo, e mi trovo con un presente da reinventare e un futuro che ormai mi spaventa soltanto. Il solo pensiero mi fa piangere, ma stranamente sono convinta più che mai che possano esserci tanti giorni belli anche per me.