CHIACCHIERE OZIOSE DOPO UN DIFFICILE MA SPLENDIDO NATALE
Mentre i giorni passano e il 2007 è arrivato, come ogni anno mi ritrovo a fare i conti con il passato, a escogitare improbabili strategie per migliorare il futuro, a esprimere desideri che resteranno inesauditi, come se non sapessi fin troppo bene che la mia è una battaglia da combattere giorno dopo giorno, ora dopo ora.Adoro le feste di Natale, e addobbo la mia casa con una cura esagerata e quasi maniacale; nemmeno un centimetro quadrato sfugge al turbinio di rosso e oro che spargo ovunque. Dai piatti ai canovacci, dalle tovaglie ai soprammobili, dalle presine agli asciugamani, tutto rigorosamente in tema natalizio, mia luccicante debolezza nei confronti di un consumismo natalizio un po' kitsch.Ma amo poi del Natale anche il senso profondo, il suo significato religioso e le riflessioni che porta con sè. E le feste con la famiglia, con gli amici, le occasioni per ritrovarsi e brindare assieme.Eppure. Eppure sono così difficili le feste per me. Come per tutti coloro che soffrono di disturbi del comportamento alimentare vivo questo periodo come una continua tentazione, un ripetuto attentato ai miei patetici tentativi di resistere alla compulsione. La tv, i giornali, le persone, nei negozi... ovunque in questo periodo si offre cibo e si parla di cibo, di cenoni, di specialità esotiche e tradizionali. Siamo assediati dalla pubblicità e dalle proposte ipercaloriche dei ristoranti, da scatole di cioccolatini e dolci natalizi. Quasi fosse un obbligo quello di abbuffarsi senza ritegno, pena il venir considerati quelli che rovinano la festa, che non sanno divertirsi; e se provi a rifiutare ti ritrovi sommersa da insistenze e rimbrotti.Non posso dire che sia andata tanto male, anche se il mio corpo ormai esausto ha ovviamente sofferto di qualche forchettata di troppo, pagata con nausee e dolori di stomaco.Ora riparto nella mia strada verso l'astinenza dalle compulsioni, con ottimismo, grazie alla mia meravigliosa famiglia, a tutti gli amici e le amiche, alle persone che mi vogliono bene e mi colmano d'affetto.Sto scrivendo con in mano una pastina alla crema pasticcera, ma la mangio assaporandola, senza sensi di colpa, senza ossessioni, senza pensieri se non quello della vellutata dolcezza della crema nella mia bocca... buffo pensare come certe volte una pastina possa invece essere causa di sofferenza e angoscia, di tentativi di vomito, di rimorsi e sensi di colpa... e allora tra i miei pensieri sparsi di oggi mi si affaccia, timida, la gratitudine per questi momenti di serenità.
Mentre i giorni passano e il 2007 è arrivato, come ogni anno mi ritrovo a fare i conti con il passato, a escogitare improbabili strategie per migliorare il futuro, a esprimere desideri che resteranno inesauditi, come se non sapessi fin troppo bene che la mia è una battaglia da combattere giorno dopo giorno, ora dopo ora.Adoro le feste di Natale, e addobbo la mia casa con una cura esagerata e quasi maniacale; nemmeno un centimetro quadrato sfugge al turbinio di rosso e oro che spargo ovunque. Dai piatti ai canovacci, dalle tovaglie ai soprammobili, dalle presine agli asciugamani, tutto rigorosamente in tema natalizio, mia luccicante debolezza nei confronti di un consumismo natalizio un po' kitsch.Ma amo poi del Natale anche il senso profondo, il suo significato religioso e le riflessioni che porta con sè. E le feste con la famiglia, con gli amici, le occasioni per ritrovarsi e brindare assieme.Eppure. Eppure sono così difficili le feste per me. Come per tutti coloro che soffrono di disturbi del comportamento alimentare vivo questo periodo come una continua tentazione, un ripetuto attentato ai miei patetici tentativi di resistere alla compulsione. La tv, i giornali, le persone, nei negozi... ovunque in questo periodo si offre cibo e si parla di cibo, di cenoni, di specialità esotiche e tradizionali. Siamo assediati dalla pubblicità e dalle proposte ipercaloriche dei ristoranti, da scatole di cioccolatini e dolci natalizi. Quasi fosse un obbligo quello di abbuffarsi senza ritegno, pena il venir considerati quelli che rovinano la festa, che non sanno divertirsi; e se provi a rifiutare ti ritrovi sommersa da insistenze e rimbrotti.Non posso dire che sia andata tanto male, anche se il mio corpo ormai esausto ha ovviamente sofferto di qualche forchettata di troppo, pagata con nausee e dolori di stomaco.Ora riparto nella mia strada verso l'astinenza dalle compulsioni, con ottimismo, grazie alla mia meravigliosa famiglia, a tutti gli amici e le amiche, alle persone che mi vogliono bene e mi colmano d'affetto.Sto scrivendo con in mano una pastina alla crema pasticcera, ma la mangio assaporandola, senza sensi di colpa, senza ossessioni, senza pensieri se non quello della vellutata dolcezza della crema nella mia bocca... buffo pensare come certe volte una pastina possa invece essere causa di sofferenza e angoscia, di tentativi di vomito, di rimorsi e sensi di colpa... e allora tra i miei pensieri sparsi di oggi mi si affaccia, timida, la gratitudine per questi momenti di serenità.
